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Critiche
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aprile 2011
Le molte facce di Dario Ballantini: Il trasformista
di Vincenzo Sparagna
Dario Ballantini del quale mi aveva già parlato tempo fa il mio amico Achille Bonito Oliva, l’ho conosciuto il mese scorso, in occasione del suo incontro con ABO (nudo su Frigidaire) al bar Camponeschi di piazza Farnese a Roma, dove Ballantini si è presentato nei panni di una sexissima Maria Vittoria Brambilla di Striscia la Notizia, più rossa e scosciata che mai. Dario è una figura davvero singolare. In lui l’ambiguità contemporanea si mostra sfacciata, insolente, provocante. E’ infatti un pittore gestuale, per certi versi angosciato dalle slabbrature del tempo e del colore, che tuttavia maschera benissimo la sua timidezza e la sua ansia esibendosi in esagerate caricature iperrealiste televisive di molti personaggi famosi. Ma è un Alighiero Noschese che non vuole rinunciare ad essere anche se stesso, che sa di non essere mai interamente quello che appare. Le sue prodigiose trasformazioni iperrealiste sono ritratti barocchi, dove i dettagli, i tic, il linguaggio finto/vero funzionano da specchio grottesco di una società dell’apparire che ha rinunciato all’essere. Mentre le sue pitture hanno tutt’altro carattere. Sono affascinate dall’espressionismo dell’action painting più figurativo. Ricordano De Kooning e rimandano vagamente Guttuso più genuino e meno manierista. Ballantini le moltiplica e le arricchisce di colature e schizzi, cerca il colpo di pennello o di spatola che possa illuminarle. In un certo senso così come dipinge lo stesso quadro da anni, imita sempre lo stesso personaggio da sempre, anche se ha facce diverse, maschili e femminili. Il suo è un racconto disincantato più che incantevole, amaro anche se ironico. Fa ridere ed è piacevole, eppure è ossessionato dal vuoto di fondo di un mondo pieno di varianti infinite, ma anche intimamente del tutto privo di senso, dove ogni profondità sembra trasformata in superficie. In questo oscillare tra angoscia e ironia le tele multicolore e semiastratte di Ballantini e le sue apparizioni televisive burlesche si intrecciano e si spiegano. Svelano infatti una tristezza beffarda e allusiva che lo rende a tutti prossimo e per tutti saporito come il baccalà circondato di olive nere e pomodorini rossi che cucinano così bene nella sua Livorno.